OMAR DALL’ARTE ALLA MODA

OMAR DALL’ARTE ALLA MODA

Omar Nardi, dall’arte alla moda il percorso di un designer

Quando ci si diploma al corso di Fashion Design all’Accademia, al posto della tradizionale tesi rilegata gli studenti portano una piccola collezione pensata da loro.

Quando l’anno scorso Omar Nardi si è diplomato ha allestito una vera e propria sfilata chiamando a raccolta i suoi amici che impersonavano i suoi outfit alla perfezione visto che lo conoscevano da una vita. Al momento della proclamazione, la coordinatrice del corso Rossella Piergallini si è particolarmente dilungata sul talento di Omar, invitando il piccolo pubblico ad applaudire come se quello fosse un bacio accademico. Ora questo ex studente a distanza di pochi mesi ha lanciato a giugno scorso un suo marchio, Omar con la A rovesciata e a Milano nelle settimane della moda si sta facendo notare (www.omar-haus.com). Accanto alla collezione in corso presentata in occasione di Men’s Hub, un’iniziativa della Camera della Moda in collaborazione con Vogue Talents, Omar sta presentando in questi giorni la capsule collection della primavera-estate 2017 in uno showroom milanese fatta di capi basici che per fantasia hanno i graffiti che fotografa andando in giro a partire da quelli che trova a Modena, sua città natale. Tra le sue ispirazioni c’è l’arte ma Omar è nato in mezzo alla moda, dato che sua madre lavora nel settore. “Mi sono accorto tardi che volevo fare questo” racconta Omar “quando si è figli si pensa di voler fare tutt’altro rispetto a quello che fanno i genitori ma a un certo punto mi sono reso conto che io volevo disegnare vestiti più che dipingere o scolpire”.

Il percorso del designer comincia infatti in Accademia ma con un altro diploma dove ha imparato a sperimentare nelle arti performative.  Assecondando la sua passione vola ad Anversa dove frequenta il Fashion Design alla Royal Academy of Fine Arts per poi tornare a Bologna iscrivendosi di nuovo all’Accademia. Anche se ora la scelta è stata fatta, l’approccio alla moda di Omar non prescinde mai dall’arte. “L’artista che preferisco è Lucio Fontana” dice “non si vedono direttamente le connessioni ma mi rifaccio a lui per un certo minimalismo e a Orlan per le sue mutazioni e per il concetto di andare oltre”. Margiela invece rimane un nume tutelare (Omar è anche un collezionista di abiti del celebre designer che del gruppo dei Sei di Anversa) anche se non è l’unico riferimento. “Comme des Garçon è uno dei marchi che preferisco non tanto per i vestiti in sé ma per la filosofia di Rei Kawakubo, la fondatrice, che è sempre capace di reinventarsi anche adesso, a 70 anni suonati, continua a proporre qualcosa che rompe con il passato, senza preoccuparsi di quello che dicono stampa e blog. Secondo me è quella che più si avvicina all’arte anche come pensiero. Ecco, se c’è un modello per me, è lei”.
Omar non propone dei generi definiti, il maschile è mescolato col femminile e chi indossa che cosa è solo una convenzione. Il concept di una collezione parte sempre da qualcosa che cattura l’attenzione a tal punto da sentire l’esigenza di dargli forma. I graffiti della collezione di adesso si affiancano ai muri di un edificio di archeologia industriale di Modena che sono stati tradotti in tubini, bomber, t-shirt e felpe diventando pattern dominante giocando con il bianco e con il nero. Omar sta già pensando al prossimo progetto da presentare alla prossima Fashion Week milanese. È solleticato all’idea di tornare al nero, creando abiti da sera con tessuti sportivi. “Al momento è così ma per quando mi metterò al lavoro, chissà quante volte cambierò idea ancora”.

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